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Sulla mia pelle

Sulla mia pelle

Il giovane romano Stefano Cucchi, una sera di ottobre del 2009, è in macchina con un amico mentre fumano una sigaretta. Dietro di loro si ferma una macchina, si sentono le porte chiudersi e due carabinieri bussano al finestrino intimando ai giovani di scendere. I due ragazzi vengono perquisiti e Stefano viene trovato in possesso di varie confezioni di hashish, cocaina e una pasticca di un medicinale per l’epilessia, di cui soffre sin da ragazzo, ragion per cui viene arrestato e portato alla stazione dei Carabinieri, dove viene interrogato dal comandante.

Poco dopo l’interrogatorio viene accompagnato a casa dei genitori per perquisire la sua stanza e riportato immediatamente in caserma, dove viene messo in custodia cautelare. Durante tutta la vicenda i rapporti tra Cucchi e le forze dell’ordine sono di assoluta negazione di lui e di accuse verbalmente aggressive da parte loro. In caserma, però, viene portato dai tre agenti in una stanza a forza. Riportato in caserma per fargli firmare i verbali delle perquisizioni e del test farmacologico, Stefano presenta visibili ematomi al volto. Rifiutatosi di firmare le carte, viene portato al Tor Sapienza.

Durante la notte si sente male e, chiamata la guardia, gli dice di aver freddo, di sentirsi male e di aver bisogno delle sue pillole per l’epilessia; il carabiniere chiama un’ambulanza (nonostante il rifiuto di Cucchi di farsi vedere da un dottore). Arrivati i soccorsi, Stefano rifiuta le cure e di farsi vedere scacciando via i soccorritori nonostante le insistenti offerte di aiuto. La mattina seguente viene svegliato per essere portato in tribunale e uno dei secondini nota gli evidenti ematomi al volto che Stefano giustifica affermando che alcuni suoi amici lo avevano fatto cadere dalle scale. Gli viene comunicato che sarebbe stato portato prima in ospedale, ma Stefano insiste nell’essere portato direttamente in tribunale.

Durante il processo fa fatica a parlare ma non dice nulla riguardo alle sue condizioni nemmeno al padre preoccupato. Nonostante le richieste di Stefano di avere il suo avvocato, gliene viene affidato uno di ufficio. Il giudice stabilisce che deve rimanere in custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli, preso in custodia, viene visitato in ospedale e sono messe a referto lesioni, fratture ed ematomi diffusi su tutto il corpo. Arrivato in carcere, durante la registrazione del suo ingresso, denuncia di essere stato pestato dai carabinieri. Questi lo fanno visitare dal medico interno che lo manda in ospedale a fare delle lastre e rifiutatosi di dirgli il vero motivo di quei lividi, viene esortato di dire ai medici la verità. In ospedale gli vengono fatte delle lastre e viene rimandato in carcere. La mattina seguente viene riportato di urgenza in ospedale con le sue condizioni peggiorate e più marcati lividi al volto.

Portato in un ospedale carcerario gli viene messo il catetere e non riesce a mangiare a causa dei dolori, le sue condizioni continuano a peggiorare. Nonostante gli sforzi, i genitori e la sorella Ilaria non riescono a vederlo, lui rifiuta le cure pur di poter vedere il suo avvocato che non verrà mai. Il 22 ottobre, all’arrivo di un infermiere per un prelievo, viene trovato morto e ogni tentativo di rianimazione risulta vano. La prima informazione arrivata ai genitori è la richiesta di esecuzione dell’autopsia. Riusciti finalmente, dopo varie insistenze, a vedere Stefano almeno da morto, all’obitorio si rendono conto delle reali condizioni. Nel finale della tragedia vengono mostrate le riprese reali della sorella in protesta con una gigantografia del volto tumefatto del fratello, la didascalia del processo e, nei titoli di coda, la registrazione dell’interrogatorio di Stefano in tribunale.

Genere: Ed. Civica

Grado scolastico: Scuola secondaria di secondo grado

PEGI: 14 + Che cos'è il PEGI?

Regista: Alessio Cremonini

Anno: 2018

Durata: 100'

Stato: Italia

Tipologia: Lungometraggio, Tratto da storia vera

Età: 16 -19

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